S.Agata Militello: Partita petizione popolare per dire no al Covid-Hospital misto

Alcuni cittadini dei Nebrodi, hanno deciso di lanciare una articolata e motivata petizione per chiedere al Ministro della Salute, al Presidente della Regione Siciliana e all’Assessore alla Salute di rivalutare le decisioni assunte in ordine alla realizzazione del COVID Misto presso l’Ospedale di Sant’Agata di Militello. In considerazione delle attuali restrizioni, le adesioni potranno essere perfezionate mediante la piattaforma change.org, ove è ovviamente disponibile il testo integrale.

Questo il link: https://www.change.org/p/ministro-della-salute-no-covid-misto-a-sant-agata

Riceviamo e pubblichiamo: 

NO COVID MISTO A SANT’AGATA

L’Ospedale di Sant’Agata di Militello assicura assistenza sanitaria primaria a circa 120 mila abitanti, molti dei quali residenti in aree interne e disagiate. Non può e non deve venire meno questo essenziale livello di assistenza già messo a dura prova da sistematici depauperamenti di reparti e professionalità, che anzi vanno implementate anche fuori dall’emergenza. Ma soprattutto NON si può e NON SI DEVE REALIZZARE un reparto COVID19 che sia in tutto o in parte privo di tutte le garanzie in termini di infrastrutture e tecnologia, atte ad assicurare la migliore assistenza possibile ai degenti e nello stesso tempo a scongiurare la propagazione del contagio tra gli stessi, gli operatori sanitari e la popolazione. L’Italia ha già pagato a caro prezzo discutibili strategie di gestione della crisi sanitaria che oggi sono al vaglio della Magistratura. Evitiamo che si possano commettere altri errori anche nel nostro territorio.

(TESTO INTEGRALE DELLA PETIZIONE)

AL MINISTRO DELLA SALUTE

ON.LE DR. ROBERTO SPERANZA

SEDE

AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA

ON.LE DR. SEBASTIANO MUSUMECI

SEDE

All’ ASSESSORE REGIONALE ALLA SALUTE

DR. RUGGERO RAZZA

SEDE

OGGETTO: PROGETTO COVID–H MISTO PRESSO IL PO DI SANT’AGATA DI MILITELLO (ASP ME).

I sottoscritti Cittadini dei Nebrodi e di tutti i Comuni serviti dall’Ospedale di Sant’Agata di Militello, in ordine al progetto di trasformazione del detto presidio in Covid Hospital Misto, rappresentano quanto appresso.

L’Ospedale di Sant’Agata di Militello al centro del vasto comprensorio dei Nebrodi, fornisce assistenza sanitaria a circa 120 mila abitanti, molti dei quali residenti in aree interne e disagiate; nonostante il presidio sia stato per anni oggetto di continui depauperamenti e declassamenti, con pregiudizi in termini di concreta operatività, numero di posti letto e garanzia di adeguata presenza di professionalità, continua a rappresentare l’unico baluardo di tutela della salute dei cittadini che altrimenti dovrebbero recarsi in altri ospedali lontano non meno di 60/70 Km (Patti e Cefalù i più vicini). Ultimamente all’Ospedale di Sant’Agata è stato addirittura “sottratto” il Punto Nascita; e le partorienti sono costrette ad “emigrare” per fare nascere i loro figli.

Esplosa la pandemia da Covid19, il Governo Regionale ha inopinatamente deciso di realizzare un Reparto COVID per 40 posti letto proprio a Sant’Agata di MiIitello; prima progettando lo spostamento di tutti gli altri reparti altrove e poi optando per un cosiddetto COVID MISTO, sostenendo di potere assicurare la necessaria separazione atta ad evitare il propagarsi del contagio tra degenti COVID e NO COVID, e tra gli operatori sanitari.

I sottoscrittori di questa petizione hanno ben chiaro che è necessario tutelare la salute pubblica attraverso la creazione di presidi di cura per chi si ammala di Covid19. E non sono in linea di principio contrari a che un simile intervento venga effettuato a Sant’Agata di Militello.

Ma vanno fatte alcune doverose ed indispensabili precisazioni.

Il Governo Nazionale (circolare Ministero della Salute DGPS del 25 Marzo 2020 n. 7865), ha chiarito che “…è necessario identificare prioritariamente strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID- 19, tenuto conto che le attività precipue sono legate alle malattie infettive, assistenza respiratoria e terapia intensiva” e che “solo in casi eccezionali, laddove non risulti possibile la separazione degli ospedali dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19 da quelli NON COVID-19, i percorsi clinico-assistenziali e il flusso dei malati devono, comunque, essere nettamente separati. Occorre individuare specifiche strategie organizzative e gestionali che, nel più breve tempo possibile, consentano la netta separazione delle attività COVID-19 e mettano a disposizione, in relazione all’evoluzione dell’epidemia, l’ampliamento della rete dedicata COVID-19. Pertanto, i pazienti non affetti da COVID-19 ancora ricoverati devono essere allocati in strutture e stabilimenti alternativi al fine di evitare pericolose infezioni nosocomiali”.

La cornice di indirizzo dello Stato alle Regioni è chiaro.

Ancore più chiare sono state le parole del Ministro della Salute Roberto Speranza (“ Abbiamo bisogno di strutture che si specializzino sul Covid, perché gli ospedali misti facilmente moltiplicano il contagio: è molto difficile bloccarlo quando si hanno nella stessa struttura pazienti Covid e non Covid. L’ospedale misto è ingestibile in questo quadro. Troppo rischioso per gli altri degenti, troppo rischioso per tutto il personale”) e della Sottosegretaria Sandra Zampa (“… devono esserci i Covid Hospital SOLO per malati di Covid…dove siano messe a disposizione le eccellenze di cui questi pazienti hanno bisogno, in modo da non avere mescolanza tra patologie e scongiurare potenziali situazioni di contagiosità”) in questi giorni e anche nelle ultime ore.

Perfino la Magistratura Penale sta indagando sui presunti errori di gestione della sanità di alcune regioni del nord Italia; ed in particolare sulla ospedalizzazione in contesti promiscui o comunque non adeguatamente attrezzati in termini di infrastrutture e tecnologie per il contenimento del contagio nei confronti di operatori e degenti.

E’ chiaro a tutti, ma a ben vedere la Circolare del 25 Marzo DGPS di Ministero lo dice già da quasi un mese, che a causa della elevata capacità di contagio del Covid19 e delle sue conseguenze su chi ne viene colpito nei casi più gravi, la gestione del paziente richiede che le relative attività si svolgano nel contesto di reparti di Malattie infettive, dotati all’origine o implementati con servizi di assistenza respiratoria e terapia intensiva. Da un lato perché la polmonite interstiziale bilaterale che l’infezione può produrre, necessita di servizi di questo genere altamente specializzati e dotati di tutte le attrezzature necessarie; e dall’altro perché le infrastrutture e le tecnologie presenti in tali strutture e previste come requisiti immancabili anche per il relativo accreditamento dalla normativa vigente, sono garanzia di contenimento del contagio.

Realizzare ex novo un reparto per malati di Covid19 o un centro ospedaliero esclusivamente dedicato alla cura di questa infezione respiratoria, impone quindi di procedere nel senso indicato dalle direttive impartite dallo Stato. Impone di dedicare alla cura del Covid19 reparti che siano attrezzati non solo per la cura dei pazienti ma anche per il contenimento del contagio.

Il progetto che si vuole realizzare a Sant’Agata NON HA questi requisiti.

Le opere finora previste riguardano solo la realizzazione del triage infettivologico e la realizzazione dei percorsi Covid per 38 posti letto per degenti (importo lavori di circa 50 mila euro). Con un separato intervento, di cui al momento nulla è dato sapere, si provvederebbe alla realizzazione dei quattro posti di terapia intensiva (importo stimato circa 180.000 euro; somma che appare peraltro evidentemente sottostimata, laddove è difficile immaginare la realizzazione di un PL per importi inferiori a 100 mila euro). Ma restano tutte le criticità già evidenziate al progetto da parte della Direzione Sanitaria e dei Medici dell’Ospedale di Sant’Agata. La direzione sanitaria ha evidenziato subito, tra le altre cose, che il percorso indipendente al reparto di Radiologia e l’uso di una TAC trasportabile esterna non evitano il rischio contagio. Inoltre mancano del tutto quelle tecnologie che sarebbero obbligatorie per accreditare un reparto di malattie infettive, quale in ultima analisi deve essere un Covid H (monitoraggio di ventilazione con pressione negativa ed almeno sei scambi di area/ora; impianto di filtraggio dell’aria con filtri HEPA, zone filtro a tenuta d’aria per l’accesso alle camere di degenza per lavaggio e disinfezione delle mani e dei DPI). Anche i percorsi separati, secondo la direzione sanitaria non sono sufficienti ed adeguati (“…mancano i percorsi dedicati per i servizi di farmacia, laboratorio analisi, medicina trasfusionale e con servizi esternalizzati di lavanolo, ristorazione, pulizia e manutenzione”). Peraltro il corpo “B”, destinato a Covid, confina con via pubblica (Via Amari), con aperture finestrate dirette delle camere di degenza ai due piani fuori terra; il che lascia fortissimi dubbi sul fatto che una struttura così realizzata possa poi essere dichiarata agibile per l’uso in questione. E tutto questo senza neppure trattare gli argomenti e le problematiche relative all’organizzazione del personale ed in particolare alla selezione dei medici e del personale di supporto.

E’ evidente che la riconversione a COVID Hospital del nostro Ospedale o anche solo di una parte di esso come è stato da ultimo immaginato, richiede ben altri interventi che non quelli finora previsti dal Governo Regionale, se si vuole scongiurare il rischio che questa scelta determini una situazione di fatto ingestibile e si trasformi in un pericoloso focolaio di contagio.

In atto peraltro i reparti COVID19 realizzati o implementati in provincia non appaiono insufficienti per la gestione di questa fase dell’emergenza e il Governo centrale sta varando una stratega di contrasto alla pandemia che si fonda su centri di cura ESCLUSIVAMENTE dedicati ai malati di Covid19 (come già indicato nella Circolare del 25 Marzo 2020), sul rafforzamento della medicina del territorio e dell’assistenza domiciliare dei sintomatici lievi, unita alle potenzialità della App di tracciamento (“Immuni”). Una strategia che dove è stata adottata ha dato risultati assai più incoraggianti della ospedalizzazione indiscriminata, all’origine probabilmente, questa ultima, di dati su malati e decessi in drammatica controtendenza rispetto ad altre regioni del Paese e del Mondo.

E ciò senza non considerare che il PO di Sant’Agata di Militello continua ad essere l’unico riferimento nel raggio di 60/100 Km per l’assistenza primaria di una popolazione di circa 120 mila abitanti, con una elevata incidenza di patologie tempo dipendenti – traumatiche, cerebrovascolari e cardiovascolari. Il rischio paventato è di mutilare un Presidio Ospedaliero territoriale, entro un bacino vasto, di buona parte della sua attività assistenziale primaria, senza un concreto beneficio in termini di efficacia terapeutica per i pazienti Covid 19, a fronte di un incremento del rischio clinico, connesso alla tipologia di ospedale Covid misto che verrebbe a realizzarsi.

Alla luce di quanto sopra esplicitato, gli scriventi cittadini,

CHIEDONO

che le Autorità in indirizzo, ciascuna secondo le proprie competenze e responsabilità, vogliano valutare soluzioni alternative a quella finora in corso di realizzazione, assicurando, qualunque sia la decisione che verrà assunta, che non venga a mancare al nostro territorio non solo l’assistenza primaria finora assicurata per i pazienti NON Covid, ma anche la garanzia nei riguardi del rischio contagio a degenti ed operatori sanitari (ed in definitiva alla popolazione tutta), mediante l’attivazione di tutte gli strumenti e le tecnologie e le strategie organizzative proprie dei reparti dedicati alle malattie infettive già oggi previste ai fini dell’accreditamento di tali reparti; i soli che possono, se ben gestiti e organizzati sotto ogni punto di vista, assicurare la migliore assistenza sanitaria possibile ai degenti Covid19 in condizioni di sicurezza.

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