Si parla ancora di sicurezza sul lavoro all’ITIS “E. Torricelli” di Sant’Agata M.llo

 

Il gruppo di Lavoro del progetto: “Di lavoro si deve vivere e non morire” dell’ITIS “E. Torricelli” di Sant’Agata M.llo, coordinato dalle docenti Mariangela Gallo e Dominga Rando, ieri 16 marzo, ha incontrato Lalla Quinti e l’avv. Alessandro Rombolà della sezione vittime sul lavoro di Medicina Democratica, per parlare di normativa, ma soprattutto di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Lalla Quinti, figlia di Leonardo Quinti, artigiano 73enne toscano, deceduto il 24 maggio del 2016, in circostanze ancora poco chiare, mentre stava compiendo un sopralluogo nella Tenuta Vitereta di Laterina in provincia di Arezzo, ha raccontato il suo dramma di figlia e soprattutto il perché della lunga battaglia legale che sta combattendo contro le Istituzioni, affinché la morte di suo padre sia riconosciuta una morte causata dalla negligenza e imperizia di chi lo doveva tutelare nello svolgimento del suo mestiere di artigiano.
La battaglia di Lalla Quinti si protrae da ben cinque anni e non è molto diversa da quella combattuta dai tanti parenti di coloro che per le Istituzioni sono solo dei numeri.
Nel racconto accorato di Lalla traspare tutto il dolore per l’ingiustizia subita, le Istituzioni si dimostrano sorde alla tragedia che ha colpito la sua famiglia. Lalla Quinti precisa: “Essere figli, mogli, madri o sorelle di una vittima sul lavoro è una condizione devastante, perché si perde un caro che è deceduto per una fatalità che si doveva prevedere. Chi muore compiendo il proprio lavoro muore due volte. Le Istituzioni non si assumono le proprie responsabilità e cercano sempre il modo per uccidere nuovamente, nell’indifferenza, non solo la vittima, ma tutto il suo nucleo familiare”,
La Quinti prosegue: “Chiedo solo verità e giustizia per mio padre. Chiedo quanto mi è dovuto dallo Stato. Da quel 24 maggio 2016, in cui mio padre è morto sul lavoro, al dolore immane per la sua perdita, si è sommato anche il peso dell’ingiustizia e dell’indifferenza. Da cinque anni chiediamo alla Procura di Arezzo di leggere semplicemente le carte. Di guardare la realtà. E da cinque anni ci sentiamo rispondere che non gli interessa, per loro il caso è chiuso”.
Incisivo e formativo è stato l’incontro con l’avvocato Alessandro Rombolà del Foro di Firenze, che ha ripercorso, per grandi linee, l’iter normativo tracciato dal legislatore sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia.
L’avvocato Rombolà precisa: ”Le prime norme che effettivamente si pongono il fine di tutelare il diritto alla salute nei luoghi di lavoro vanno fatte risalire agli anni ’70. Fu in tale periodo che, anche sull’onda del profondo rinnovamento dei costumi e del sentire comune che si manifestò a partire dal 1968, il legislatore si pose il problema di emanare leggi e regolamenti che finalmente rendessero attuale e attuato il diritto alla salute dei lavoratori.
La prima norma che incide significativamente sull’organizzazione aziendale al fine di una migliore tutela dei diritti del lavoratore è il cd Statuto dei lavoratori, ovvero la legge 300/1970”.

(D.R.)

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