A Tindari celebrata la Messa Crismale

“Per me vescovo è sempre una grande gioia e un conforto interiore vedere i confratelli presbiteri pregare attorno all’altare con me; voi siete uniti a me da quel vincolo che non è di ordine psicologico o emotivo, ma è sacramentale: Cristo ha fatto di noi, Vescovo, presbiteri, un solo corpo. Questo è il fondamento della nostra comunione e della nostra gioia”. Così il Vescovo della diocesi di Patti, Monsignor Guglielmo Giombanco, ha esordito nella sua omelia durante la Messa Crismale, celebrata nella Basilica Santuario di Tindari “nel giorno in cui – ha evidenziato – facciamo grata memoria della morte di San Giovanni Paolo II, avvenuta il 2 aprile 2005, il Papa che fu pellegrino di fede e di speranza in questo Santuario il 12 giugno 1988”. Alla celebrazione erano presenti Monsignor Carmelo Ferraro, Vescovo della diocesi dal 1978 al 1988, e i sacerdoti della Chiesa Pattese. Il “pensiero” è andato anche a Monsignor Ignazio Zambito, Vescovo emerito della diocesi, che il 3 luglio festeggerà i 60 anni di vita sacerdotale. Due i “momenti” più significativi: il rinnovo delle promesse sacerdotali e la benedizione degli oli (crisma, infermi, catecumeni) che poi saranno usati durante l’anno per amministrare i sacramenti. “La nostra missione – ha rimarcato Monsignor Giombanco, sempre nell’omelia, – in un tempo segnato da forti contraddizioni e privo di speranza a causa dei tanti focolai di morte, è riaccendere nel cuore degli uomini e delle donne la fiducia e la speranza. Quest’anno abbiamo scelto di devolvere la “Quaresima di carità” alla parrocchia “Santa Famiglia” di Gaza, per dare un segno concreto di vicinanza e di speranza a quel popolo martoriato dalla guerra”. il Vescovo ha fatto riferimento anche a San Francesco, nell’ottocentesimo anniversario della morte: “Egli è stato una luce non nascosta, ma posta sul candelabro della storia, perché tutti vedessero che il Vangelo si può vivere davvero. Quella luce che Francesco ha trovato in Cristo povero e crocifisso: essa non abbaglia, ma riscalda, non umilia, ma consola, non divide, ma riconcilia. Questa è la nostra missione, la ragione del nostro vivere e operare, il segreto della fecondità del nostro sacerdozio: portare la luce di Cristo nel mondo con la fedeltà al Vangelo”. Monsignor Giombanco ha posto l’accento pure sulla missione evangelizzatrice del prossimo maggio “per riscoprire tutti insieme, presbiteri, consacrate e fratelli e sorelle laici la nostra vocazione di battezzati: chiamati a testimoniare Cristo e annunciare la sua Parola”.

Ha ancora posto l’accento sul cammino sinodale con la fase di attuazione del Documento di sintesi “Lievito di pace di speranza” e sulla Visita Pastorale che proprio con la celebrazione di oggi si è ufficialmente conclusa: “Un’esperienza bella e feconda” – ha commentato il Vescovo -. Dopo la Comunione, il Vicario Generale della diocesi, don Basilio Rinaudo, ha rivolto, a nome di tutti, un cordiale saluto e un augurio al Vescovo, anche in prossimità del nono anniversario della sua ordinazione episcopale, il 20 aprile, e ha augurato a tutti “di poter assecondare sempre i desideri di Cristo”. Alla fine della celebrazione il Pastore della Chiesa locale ha donato ai presbiteri la lettera “Andate e annunciate il Vangelo” da lui scritta, in cui insiste sull’importanza della missione che è quella di “rigenerare – sottolinea – la presenza di Cristo, nostra speranza, nel cuore degli uomini e delle donne invitandoli a riconoscere il suo passo nel loro cammino”.
