Naso. Il 6 e 7 Agosto nel Centro Storico due giorni di proiezioni, spettacoli e riflessioni

Nell’ambito di INCONTRI, gli eventi del Festival Nebrodi Cinema Doc che promuovono la conoscenza dei temi
e dei protagonisti del cinema, si terrà una due giorni di proiezioni, spettacoli e riflessioni, nella splendida
cornice del Centro Storico di Naso (ME).
– 6 agosto ore 21, Piazza Parisi, Centro Storico di Naso (ME)
– Proiezione del film “I Villani” di Daniele De Michele (Donpasta) e a seguire lo spettacolo di Totò Fundarò, cantastorie contadino, tra i protagonisti del film.
SINOSSI del film I VILLANI La cucina popolare italiana, amata e imitata in tutto il mondo, sta morendo. Ma in tanti provano a salvarla. Il film segue quattro personaggi dall’alba al tramonto, da inizio a fine giornata di lavoro. Il passare delle ore scandisce la presentazione di ogni personaggio. Li si vede inizialmente nei loro spazi, nelle loro mansioni, per
poi addentrarsi nelle loro difficoltà quotidiane. Al calar del sole emerge la soluzione, attraverso la loro etica,
il loro sapere, la comunità che creano, l’eredità che lasciano. Sono stati scelti quattro personaggi che potessero rappresentare la cucina italiana, rispettando le varie caratteristiche che la compongono: Nord e Sud, uomini e donne, giovani e anziani. Quattro “villani” che parlano di agricoltura, pesca, allevamento, formaggi e cucina familiare. Quattro personaggi che nel loro fare quotidiano rappresentano la sintesi delle infinite resistenze e reticenze ad adottare un modello gastronomico e culturale uguale in tutto il mondo. Quattro personaggi con le loro famiglie per poter verificare se la cucina italiana sia ancora un patrimonio vivo,
se il passaggio di informazioni tra generazioni esiste ancora, se la cucina italiana così come l’abbiamo ereditata
si salverà o scomparirà.
Nota del regista Daniele De Michele (Donpasta)
“Questa gente mi raccontava il suo stare al mondo, il suo rapportarsi alla terra e alla storia del luogo che le
aveva dato nascita. Era in questo intessersi delicato, talvolta ironico, talvolta doloroso tra i racconti intimi del
loro vissuto e il loro cucinare con perizia, intelligenza, senso dell’osservazione che veniva fuori il senso più
profondo della cucina italiana: il suo essere saggia, gustosa, parsimoniosa, rispettosa dei prodotti della terra
e del mare. Questa gente mi mostrava in quei gesti sicuri di quanto la modernità andasse in conflitto radicale
con quella cultura. Un conflitto che andava al cuore del problema. Per mangiar bene bisogna rispettare i tempi
della cucina, bisogna rispettare le stagioni, la terra e il mare, tutto ciò che la modernità non fa più. Ne viene
fuori un conflitto tra le parti, una resistenza, una proposizione di un nuovo vivere che benché ancorato al
passato diventa attuale e vitale. In questi quindici anni di lavoro, passati creando libri e spettacoli che unissero
la cucina e l’arte, l’esplorazione veniva raccontata da me in prima persona, facendo venir fuori il mio punto di
vista su cosa fosse per me la cucina. Quello che mi ha emozionato e che voglio condividere è l’esistenza di
persone capaci, realmente capaci, di creare e ricreare il gesto e di costruire un sapere vivo attorno a questo
gesto. La loro esistenza è prioritaria rispetto alla mia elaborazione e il mio sguardo vuole fermarsi a fianco a
loro, per far incontrare le mie urgenze ideali e in fondo politiche con la loro quotidianità di gesti, luoghi, volti
e parole. Il cinema documentario è lo strumento che può permettermi di far succedere questo incontro: non
rinuncio al mio sguardo, ma lo lascio vivere dentro la loro realtà. Per questo il film arriva alla fine di un lungo
periodo di ricerca, dopo il quale voglio finalmente poter vivere del tempo con le persone che questa lunga
ricerca mi ha dato la possibilità di scoprire. E’ come se fin qui le avessi sfiorate, gustate. Ora ho voglia di stare
con loro e con loro far crescere la narrazione e il significato. Dentro di me e verso il pubblico”.
Salvatore Fundarò, noto come Totò, è un contadino siciliano e un cantastorie di talento. La sua vita è un
affascinante intreccio tra arte e agricoltura: oltre a coltivare la terra, Totò è un cantore, stornelliere e persino
un “apprendista” puparo. È riuscito a fondere armoniosamente la figura del cantore con quella del contadino,
unendo gli strumenti musicali con quelli del lavoro nei campi.
Tra concretezza e romanticismo, Totò Fundarò punta sulla sostanza più che sull’apparenza. La sua scelta di
dedicarsi alla terra e alla produzione di prodotti sani, non trattati e rustici non è stata facile. Tuttavia, con
determinazione e spesso in uno stato di isolamento, ha ripreso i terreni di famiglia ad Alcamo, restituendo
loro vitalità e produttività.
La sua indole artistica, le sue doti di comunicatore e la sua innata curiosità lo hanno portato a seguire le orme
della migliore tradizione della musica popolare siciliana dei cantastorie. Totò Fundarò è l’esempio di come
l’arte e la terra possano arricchirsi reciprocamente, creando un legame profondo tra cultura e natura.

– 7 agosto ore 21, Piazza Parisi, Centro Storico di Naso (ME)
– Proiezione del film “Ci Andiamo?” di Franco Blandi realizzato con gli studenti del Liceo
Sciascia di Sant’Agata di Militello, a seguire interventi sul tema trattato dal film.
SINOSSI del film CI ANDIAMO?
Il film affronta il tema dell’isolamento sociale che colpisce molti giovani. Conosciuto nel mondo con il termine
giapponese hikikomori, sembra ormai diventato una vera e propria emergenza sociale. Milioni di giovani e
adulti in tutto il mondo vivono questa condizione di isolamento che li porta a rinchiudersi nelle loro case. Non
esistono statistiche specifiche sull’incidenza degli hikikomori, perchè spesso si tratta di individui che si isolano
volontariamente dalla società e quindi possono essere sottostimati nei dati ufficiali.
Ciò nonostante, in Italia, alcune ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità e del CNR stimano in circa 70.000 il
numero dei giovani studenti italiani che vivono questa condizione. Le ricerche hanno riguardato solo i giovani
tra gli 11 e i 17 anni e, pertanto, verosimilmente, il numero delle persone hikikomori in Italia potrebbe essere
notevolmente maggiore.
Il fenomeno è oggetto di interesse e studio da parte di pedagogisti, educatori, sociologi e psicologi, che
cercano di comprendere meglio le cause e le possibili soluzioni per affrontare questa forma di isolamento
sociale.
La prevenzione richiede un approccio multidimensionale, capace di coinvolgere i diversi settori della società.
In particolare, per un approccio empatico, sembrano essere determinanti gli aspetti legati alla conoscenza e
divulgazione del fenomeno, il supporto alle famiglie, l’identificazione dei segnali premonitori dell’isolamento
sociale, la promozione dell’inclusione sociale per i soggetti a rischio, il sostegno educativo-pedagogico e psicologico. Marco, protagonista del film, vive isolato da mesi nella sua cameretta. Inutili gli sforzi della madre e della scuola di farlo tornare a vivere. Giuseppe, un educatore chiamato ad intervenire per aiutare il giovane ad uscire dal suo stato di isolamento, cerca di trovare un appiglio, un gancio, su cui far leva per riuscire a stabilire una relazione con Marco. Ci riuscirà?
Dopo la proiezione del film, saranno approfondite le tematiche trattate dal film. Porterà i saluti dell’amministrazione comunale il sindaco di Naso Gaetano Nanì. Interverranno: Teresa Terrano Santomarco
Dirigente Scolastica del Liceo Sciascia di Sant’Agata di Militello, Emanuela Zanghi’, psicologa dell’Associazione
Hikikomori Italia, Elina Valenti, coordinatrice psicologi Hikikomori Sicilia, Franco Blandi, regista e pedagogista,
gli Studenti e gli attori protagonisti del film.
L’occasione sarà utile per diffondere maggiore conoscenza e consapevolezza su un fenomeno, quello
dell’isolamento sociale che colpisce molti giovani, ancora poco conosciuto, ma che ha un forte impatto sulla
vita dei giovani, delle famiglie, della scuola e delle istituzioni.
Chiuse le iscrizioni. Partecipazione oltre ogni previsione!
Nel frattempo, il 28 luglio, si sono concluse le iscrizioni al Festival Internazionale Nebrodi Cinema Doc. Oltre
260 i film iscritti, provenienti da ogni parte del mondo. Sono 39 i paesi da cui provengono le opere: Belgio,
Bosnia ed Erzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Cile, Cina, Colombia, Ecuador, Egitto, Emirati, Arabi Uniti,
Federazione russa, Francia, Germania.
Sentiamo il bisogno di ringraziare quanti stanno rendendo possibile la realizzazione di questo evento:
I tanti attori che hanno scelto di condividere con noi i loro lavori di grande qualità ed impatto.
I giurati che, in maniera non facile, visto l’alto numero di opere pervenute, ma soprattutto alla straordinaria
qualità delle stesse, stanno lavorando per valorizzare il lavoro di tanti autori indipendenti, mettendo in
evidenza il grande patrimonio di storie e di umanità.
I collaboratori e volontari che hanno deciso di spendere un po’ del loro tempo per portare avanti
questa complessa, ma esaltante, macchina organizzativa.
Il pubblico che ci segue, ci incoraggia e ci seguirà durante la settimana del festival.
Nei prossimi giorni saranno ufficializzati i film finalisti che si fregeranno dell’alloro del festival e si
contenderanno l’accesso alle Nonination.
Il 20 agosto comunicheremo quali film, per ogni categoria e premio, sono entrati in nomination (Tutti i
film in nomination saranno proiettati durante il festival, riceveranno il premio Nomination e si contenderanno
i premi speciali e di categoria).
Il 6 e il 7 agosto a Naso per gli eventi collaterali del festival.
Durante la settimana del festival, dal 7 al 13 ottobre a Naso, per assistere alle proiezioni, agli
spettacoli, alle masterclass, agli incontri con i registi e a molto altro ancora.
