Rocca di Caprileone. Si è svolto il convegno “I santi della porta accanto: Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati”

“Non hanno realizzato cose grandi, hanno fatto in modo grande le cose di ogni giorno, con amore, passione, generosità. Non erano preoccupati di fare notizia, ma di fare storia, attraverso il bene, seme che sempre produce frutti e ci riporta all’essenziale”. Le parole del Vescovo della diocesi di Patti, monsignor Guglielmo Giombanco, hanno sintetizzato il convegno “I santi della porta accanto: Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati” che, per iniziativa degli uffici diocesani delle Comunicazioni Sociali, dell’Insegnamento della Religione, della Catechesi e della Pastorale Giovanile e dell’Azione Cattolica diocesana, si è tenuto nel salone “San Giovanni Paolo II” della parrocchia “Maria Santissima del Rosario”, a Rocca di Caprileone. “Un appuntamento – ha sottolineato nella sua introduzione Nicola Arrigo, direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali – che vuol farci ulteriormente comprendere come la santità sia per tutti, puntando l’attenzione su quelli che Papa Francesco definì “i santi della porta accanto”, in special modo due santi giovani, che hanno saputo fare un dono dei pochi anni vissuti”. Dopo il saluto del presidente diocesano di Azione Cattolica Alessandro Princiotta, che ha evidenziato come ciascuno “sia chiamato a vivere a pieno la propria esistenza, con le nostre bellezze e i nostri difetti”, Sofia Livieri, collaboratrice centrale del Settore Giovani e Consigliere Nazionale dell’Azione Cattolica, si è soffermata su Piergiorgio Frassati, presentandolo – come lei stessa ha sottolineato – “a pezzettini”: “Prima di tutto, la testa. Studiava, s’impegnava, ma non per fare carriera; studiava Ingegneria Mineraria per stare accanto ai minatori. Quindi, le mani: scriveva centinaia di lettere, segno di una fitta rete di relazioni e di amicizia. Quanto oggi riesce a dirci che le relazioni vanno curate con la sua stessa attenzione ? Oggi scrivo per mera organizzazione, per abitudine, o perché ho qualcosa da dire ?” Sofia Liveri è poi “passata” ai piedi: “La montagna era per lui un luogo teologico, di incontro con il Signore. In un mondo di schermi e di tastiere, l’azione educativa quotidiana deve tener conto pure del corpo. La stessa fede è stata testimoniata attraverso il corpo, pensiamo al martirio”. Infine, la bocca: “Spesso con gli amici scherzava, dava voce agli ultimi, era coscienza critica, prendendo posizione pure su dinamiche socio-politiche. La bocca gli permetteva di farsi prossimo. Ci insegna che oggi dobbiamo essere coscienza critica, capace di leggere il mondo, che spesso fa paura, soprattutto ai giovani”.

E’ seguito l’intervento di Marco Pappalardo, docente di Italiano, Latino e Greco in un liceo classico di Catania, Direttore dell’Ufficio Regionale per l’Educazione Cattolica, la Scuola e l’Università della Cesi, autore di testi sia su Acutis che su Frassati. “La santità – ha esordito – è felice; anche nella Chiesa ci sono troppi musoni, forse perché è diffusa l’idea che i santi non sorridano. Non si può più presentare il Cristianesimo tristi”. “I santi – ha proseguito – ci interpellano nella loro normalità e ordinari età e noi dobbiamo essere testimoni credibili di queste storie incontrare nella nostra vita, di cosa ci abbia tocca e dirige la nostra quotidianità. Essere uomini ed essere uomini di Dio non è separabile, non c’è disintegrazione tra fede e vita”. “In Carlo e in Piergiorgio – ha aggiunto ancora Pappalardo – il lamento si è trasformato in danza, la morte in gloria, in qualcosa di inaspettato, perché non basta solo fare, occorre fare bene, non in modo raffazzonato, ma partendo sempre dall’incontro con Dio. Per loro il tempo è stato breve, ma è stato percorso pienamente, avendo, fino alla fine, il pensiero verso l’Alto e verso l’altro. Alla fine anche per noi, al di là del tempo lungo o breve, conterà come abbiamo vissuto e per chi abbiamo vissuto”.

 

E’ seguito il dibattito, da cui è emerso chiaramente, anche e soprattutto attraverso le “risposte” dei relatori, come Carlo e Piergiorgio abbiano tanto da dire agli adolescenti e ai giovani di oggi; quindi, non semplice ammirazione, ma autentici punti di riferimento, sebbene in un contesto totalmente diverso.

Nelle sue conclusioni, il Vescovo ha rimarcato che “Carlo e Piergiorgio ci consegnano una verità importante: la santità non si misura attraverso atteggiamenti e azioni, ma se si sceglie di essere fortemente innamorati di Cristo, coinvolgendo tutta la propria umanità”. “La santità – ha aggiunto – non è un percorso di impeccabilità, ma di umiltà, anche di prendere coscienza delle proprie fragilità che diventano opportunità. Anche a noi spetta il compito di far risplendere la luce di Dio nel mondo”.

 

(Diocesi)